C’è
una specie di estasi dell’immaginazione in questi lavori recentissimi
cui l’artista ha lavorato in preda a una ispirazione inesauribile e
assoluta. Si mescolano, sulla sua scena, conflitti clamorosi e amari ricordi,
esiti incomprensibili di combattimenti estenuanti da cui nessuno esce vinto
o vincitore. Non c’è giustizia in questo mondo ma Kokocinski
lo scopre da par suo perché convoca i suoi personaggi in una vero e
proprio Giudizio Universale da cui, però, nessuno si salva, anche quando
lo spazio si popola si figure angeliche che potrebbero essere in sè
fonte di consolazione. Ma è atroce il sentore di corpi che si stanno
formando e ricostruendo per lanciarsi in questo teatro declamante e orgoglioso.
Questa arte è contesta di minaccia, ma non nel senso che voglia minacciare
qualcuno ma nel senso che scaturise da una “condizione di minaccia”
in cui l’artista si immerge. E’ l’artista, insomma, a essere
preso di mira dai colpi terribili del destino e lui, a differenza della cinematografia
degli effetti speciali, rischierebbe di cedere a tanto oltraggio dell’esistenza
se non se appropriasse per farne materiale di costruzione delle immgini. Ritorna,
e non potrebbe essere altrimenti, la sua pittura tenebrosa ma di estrema raffinatezza
e delicatezza, fatta di una materia mutevole e ipersensibile, chiaro riflesso
di uno stato d’animo turbato ma capace di distribuire frammenti di saggezza
e ristoro.