Alessandro Kokocinski

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La sua giovane mano riprendeva le emozioni e la bellezza di quei posti e di quelle esperienze. Nei primi anni ’60, a Buenos Aires entra a far parte del fantastico mondo del circo come acrobata con i cavalli e inizia a viaggiare per l’America Latina conoscendo i più grandi artisti circensi tra cui Popov. Tornato a Buenos Aires, arricchisce la sua arte lavorando come scenografo teatrale, ma la persecuzione militare argentina lo costringe a rifugiarsi a Santiago del Cile (1969), dove espone disegni di chiara denuncia politica (le sue opere si trovano presso il Museo d’Arte Moderna di Santiago).
Alla caduta del governo Allende, Kokocinski si trova già in Europa, a Roma, dove è accolto da intellettuali come Rafael Alberti, Alberto Moravia, Carlo Levi e altri. Prima di lasciare Roma per Anticoli Corrado, partecipa alla X Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma ed è invitato dallo Stato Vaticano ad esporre nei propri Musei e ad illustrare l’Angelus Dei per l’anno Santo sotto il pontificato di Papa Paolo VI. Nel 1977 viene allestita una sua personale al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, nella quale l’artista continua a denunciare, attraverso la pittura, la crudele realtà sociale del Sud America, in cui è soggetto al vigile controllo della dittatura militare dell’Argentina.
Dopo circa due anni si trasferisce a Labro, un paesino medievale dell’Umbria. Nel 1986 soggiorna per alcuni mesi in Estremo Oriente, tra la Thailandia e la Cina. A Hong Kong è allestita una sua grande personale patrocinata dal Ministero degli Esteri, che inaugurerà l’Hong Kong Art Festival Centre. Di ritorno dall’Oriente si ferma in Germania, dove tiene nel 1991 delle mostre personali: all’Akademie der Kunste di Berlino e al Museo Leonhardi di Dresda.
Nel 1992 è accolta a Praga nel Palazzo Lobrovicky un’altra personale. Continui i suoi viaggi fra Germania, Roma e Buenos Aires che lo ha ospitato di recente con una grande retrospettiva nel Museo Nazionale di Belle Arti patrocinata dal Ministero degli Esteri e dalla Fundaciòn J.L. Borges. Borges rimase particolarmente toccato dall’opera di Kokocinski.
La sua pittura, d’un realismo visionario e accattivante, assomma il mondo fantastico russo, la passione e il realismo sudamericano e il fascino luministico secentesco italiano. Forse proprio da questo caleidoscopio di culture e di vocazioni etico-sentimentali è nata la prospettiva fantastica, insieme allucinata e sapiente, la pittura tutta fuga e tutta compendiata energia che ormai da tempo la critica ammira senza riserve; ma che piace, per la misteriosa tensione che sorprende e coinvolge, anche ai non addetti ai lavori. Da poco è tornato a lavorare in teatro. Ha ideato e realizzato assieme all’attrice Lina Sastri lo spettacolo “Cuore mio”, dove la sua pittura si è fusa con la drammaticità e la musicalità napoletana.